mapi_littleowl: (Gundam Wing - Heero)
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"È stata un'idea di Toudou."

"Ah."

Fukutomi è sulla porta della sua stanza, la mano ancora appoggiata alla maniglia come se non avesse ben deciso se entrare oppure no.

Arakita davvero non può biasimarlo.

All'inizio sembrava una trovata divertente, quasi geniale in occasione del compleanno di Fukutomi, ma forse, Arakita sta cominciando a realizzare, era la mezza dozzina di birre che aveva in corpo ad essere arrivata a quella conclusione, non lui. Di certo nessuno sarebbe potuto arrivare a contemplare una cosa del genere da sobrio.

Forse solo Toudou, e Arakita si considera un cretino per avergli dato retta, ed ora eccolo lì, con addosso una maglia cortissima che gli lascia esposto l'ombelico e una gonnellina che quasi non gli arriva nemmeno alle cosce.

Non aveva osato guardarsi allo specchio, ma ora pensa che forse avrebbe dovuto: in quel caso, avrebbe capito molto prima di aver fatto una terribile cazzata e non si sarebbe fatto trovare in quello stato nemmeno sotto tortura.

E invece eccolo lì, con dei ridicoli vestiti da ragazza, di fronte a Fukutomi che lo sta fissando con le sopracciglia aggrottate e la bocca tirata, incerto, Arakita ne è sicuro, se fuggire a gambe levate dalla mostruosità che ha davanti o se mantenere un briciolo di decoro e, da stoico individuo qual è, offrirgli un paio di pantalonicini da ginnastica.

Arakita davvero spera nella seconda.

"Ho già detto che l'idea è stata di Toudou?"

"Sì."

Fukutomi si chiude la porta alle spalle.

Arakita incrocia le braccia al petto, a disagio. Fukutomi non ha smesso un secondo di fissarlo da quando è apparso sulla porta e questo sta diventando fastidioso – soprattutto perché il suo sguardo è fisso sulla sua faccia, come se lo stesse studiando, e Arakita sa che Fukutomi riesce a vedere il suo imbarazzo al di sotto di quella spavalderia che Arakita si è dipinto in faccia apposta per l'occasione.

"Hai perso una scommessa, Arakita?"

"Che?"

"Con Toudou."

"Che scommessa?"

"Non saprei."

"Non c'è nessuna scommessa..."

Arakita vede Fukutomi arrestarsi per riordinare le idee. Forse deve aver pensato che si trattasse tutto di uno scherzo, di una specie di accordo tra loro due di cui Arakita era necessariamente il perdente.

Arakita deglutisce, l'orgoglio lievemente scalfito. "Non c'è nessuna scommessa," ripete, la voce più alta, "è solo che..."

Fukutomi, maledizione a lui, è attento ad ogni parola che esce dalla sua bocca.

"Ecco, Toudou pensava – e io, cretino, gli ho dato retta – che siccome è il tuo compleanno magari avresti gradito..." e la voce gli muore in gola perché ovviamente come potrebbe Fukutomi arrivare a gradire... questo?

"Oh."

"Esatto. Oh. Ed ora che questa pagliacciata si è rivelata per quello che è, me ne vado in bagno a cambiarmi."

"Hai degli altri vestiti con te?"

Arakita lo guarda come se fosse cretino: "Certo! Mica sono venuto fin qui conciato così!"

Fukutomi annuisce e continua ad osservarlo come se fosse una bestia rara mentre Arakita si fa coraggio e gli volta le spalle, diretto verso il bagno dove ha lasciato la borsa con dentro la maglia e i pantaloni con cui è arrivato, ma non fa in tempo ad aprire la porta che Fukutomi lo richiama indietro.

"Arakita?"

"Ah?"

"Ripensandoci," dice – e Arakita strabuzza gli occhi quando nota una lieve sfumatura rosata sulle guance di Fukutomi – "vieni qui."

Arakita rimane immobile un secondo, confuso e lievemente imbarazzato.

"Stai scherzando?"

Quando Fukutomi risponde ha di nuovo ritorvato la sua compostezza: "Ti sei impegnato in occasione del mio compleanno, e sarebbe sgarbato da parte mia rifiutare il tuo... regalo."

Arakita sbatte le palpebre. "Ma veramente?"

Fukutomi allunga una mano nella sua direzione, invitandolo a raggiungerlo. Arakita esita per un attimo poi inspira a fondo e chiude la distanza tra sé e Fukutomi con una manciata di passi strascicati.

Fukutomi azzarsa un sorriso quando Arakita lo raggiunge e gli posa le mani sui fianchi scoperti dalla maglietta.

"Ti ringrazio," dice.

"E di che?"

"Del regalo."

Arakita riderebbe se i pollici di Fukutomi che gli carezzano la pelle non lo rendessero così distratto e vulnerabile. "Stai scherzando?"

"Per nulla."

"Tsk."

Fukutomi si china per baciarlo e Arakita dischiude le labbra per riceverlo. La sua lingua è calda e Arakita si perde ad assaggiare il tuo sapore, a tastare la sua consistenza e quasi si dimentica degli orrendi vestiti che ha addosso fino a che una mano di Fukutomi scende lungo il profilo del suo corpo e si ferma su una sua chiappa al di sotto della gonna.

Arakita si sposta per prendere aria e lo fissa, un sopracciglio inarcato. "Vuoi farlo davvero? Così?"

"Perché no?"

"Perché sembro un cretino."

Fukutomi sorride – un sorriso vero, di quelli rari – e tira Arakita verso di sé. "Affatto," dice. E Arakita lo bacia di nuovo, gli stringe le braccia al collo mentre Fukutomi gli passa le mani sulla schiena, sul sedere, sulle gambe, ovunque riesca ad arrivare.

Ancora avvinghiati si spostano a tentoni nella stanza e cadono sul letto, uno sopra l'altro, le bocche unite; Arakita stringe i fianchi di Fukutomi tra le gambe e presto Fukutomi è senza pantaloni e spinge dentro il corpo caldo e accogliente di Arakita che ancora porta la gonnellina attorno ai fianchi. L'indumento si muove avanti e indietro con le spinte forti e decise di Fukutomi, assecondando i movimenti dei due corpi che si muovono all'unisono, tesi all'inseguire l'orgasmo che arriva a grosse onde e li coglie quasi nello stesso istante, Fukutomi per primo e Arakita subito dopo di lui.

I due ricadono sulle lenzuola disfatte, i respiri pesanti, le braccia che ancora li stringono l'uno all'altro. Fukutomi esce da lui con lentezza e Arakita borbotta qualcosa di intelleggibile mentre Fukutomi si stende sul letto accanto a lui, lo sguardo fisso nel suo.

"Cosa?"

"Nulla."

"Lo so che stai pensando a qualcosa. Sputa il rospo."

Fukutomi lo guarda e poi solleva una mano ad accarezzargli il viso in un raro gesto d'affetto. Arakita si struscia sulla sua mano come un gatto, gli occhi socchiusi che continuano a cercare una risposta sul viso ora rilassato e appagato.

"Grazie, Yasutomo," mormora e Arakita arrosisce.

"E di che?!"

"Del regalo."

Arakita distoglie per un secondo lo sguardo. "Sì. Buon compleanno, comunque, Tekkamen." E lo bacia.

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