Save him

Feb. 20th, 2017 11:13 am
mapi_littleowl: (Gundam Wing - Heero)
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Fino all'ultimo, Levi aveva avuto intenzione di salvarlo.

Era l'unica scelta che potesse fare. Seduto sul tetto, la siringa alla mano, i mocciosi che lo circondavano fissandolo ancora con quegli occhi imploranti che gli riusciva fin troppo facile ignorare, Levi sapeva di star facendo la scelta giusta.

L'Umanità doveva venire prima.

Prima dei rimpianti, prima dei sentimentalismi, prima delle scelte personali. L'Umanità doveva essere preservata, doveva essere protetta, doveva essere salvata – e chi se non Erwin avrebbe potuto farlo?

Erwin, col suo genio, con la sua mente indagatrice, con la sua brama di conoscenza. Erwin, che li aveva condotti fin lì; Erwin che li avrebbe condotti alla vittoria, che li avrebbe portati fuori da quelle mura, che li avrebbe salvati.

Salvare Erwin era l'unica scelta.

Levi gli arrotolò la manica lungo il braccio e gli afferrò il gomito e lo sollevò, avvicinandovi l'ago. Quando la punta dell'ago gli scalfì la pelle, Erwin ritrasse il braccio dalla sua presa e lo sollevò oltre la propria testa.

Levi aprì la bocca per parlare, ma la voce di Erwin – una voce stanca, fragile, lontana, più simile a quella di un bambino che non all'uomo fatto che aveva di fronte – arrivò prima della sua.

"Maestro... hai detto che non vi erano misteri.... ma come possiamo... saperlo?"

"Erwin?"

Levi chiuse gli occhi quando i ricordi di poche ore prima gli invasero la mente, ed era un Erwin stanco quello che gli apparve per primo, un Erwin sfatto, finito, pronto a morire – e poi, a catena, come se fossero trascinati da uno stesso filo, altri ricordi gli invasero la mente: Erwin nel suo studio, gli occhi bassi, la fronte corrucciata, gli occhi azzurri e profondi di chi mai smette di pensare, il suo braccio stretto attorno ai suoi fianchi in quelle rare, maledette notti di passione che facevano sentire a Levi che la salvezza sua e dell'umanità era a portata del suo pugno.

Erwin, stanco, disfatto, bellissimo quando lo guardava negli occhi e sorrideva dicendogli: "Levi... grazie". Erwin che più di tutti aveva sofferto, che più di tutti aveva dato, che più di tutti era coinvolto in quella guerra sanguigna che gli aveva strappato ogni cosa fin dalla più tenera età.

Le ultime parole di Kenny, senza essere state richiamate, gli ritornarono alle orecchie, "Tutti siamo schiavi di qualcosa, anche lui lo era" E tu di cosa lo sei?

Levi strinse le labbra in una linea sottile, fino a farle sbiancare. Schiavo di una volontà, schiavo di un ideale – ma era veramente l'Umanità la sua priorità? Era veramente salvare gli uomini che lo spingeva a combattere? O era, forse, l'uomo steso ai suoi piedi, la sua volontà d'acciaio, il suo ideale a spingerlo in avanti, ad abbandonare dietro sé i corpi di centinaia di suoi compagni alla ricerca di una verità che li annebbiava come fumo negli occhi?

Levi, all'ultimo istante, ritrasse l'ago.

Basta ipocrisia. Erwin aveva sofferto abbastanza. Senza sollevare il capo lanciò via la siringa nelle mani dei ragazzini che accorsero a salvare il loro compagno.

Tutti schiavi di qualcosa, come aveva detto Kenny. E Levi, invece di guardare il futuro che lui aveva scelto ergersi oltre i tetti e divorare la chiave che gli avrebbe permesso di guidare l'Umanità fuori dalle mura, osservava il corpo stanco e martoriato di Erwin spegnarsi sotto le sue mani che ancora lo toccavano.

Fino all'ultimo Levi aveva avuto intenzione di salvarlo, e l'aveva fatto. Aveva salvato la sua vita, la sua anima – lo aveva messo a riposare per sempre, lontano da quella guerra, quel dolore, quella miseria.

E forse, prima o poi, sarebbe anche riuscuto a perdonarselo.

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